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"Aveva 23 anni ed era libera"

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"Bruciata viva da mio marito"

Questa è la testimonianza di Parvinder Kaur, da tutti conosciuta come Pinky. Sono parole dolorosissime, ma è anche la storia della rinascita di una donna più forte e più bella di quanto lei stessa creda.

L’inferno di Pinky è iniziato molto prima di quando il suo ex marito, la cosparse di benzina e le diede fuoco dopo che lei gli aveva comunicato la sua volontà di separarsi. Pinky, aveva 26 anni: lottò tra la vita e la morte al Centro Grandi Ustionati del Gaslini di Genova, con il corpo coperto da ustioni per il 90%.
E poi da lì iniziò, lentamente, la sua nuova vita.
Queste sono le sue parole: nessuna di quelle che potremmo scrivere qui potrebbe aggiungere nulla.

Pinky è una donna che ce l’ha fatta. Al prezzo, carissimo, della sua stessa identità. Ma quante altre donne non ce la fanno? A quante ancora toccherà? Le statistiche ci dicono molte e le statistiche, si sa, non contemplano i casi – donne, non numeri – che restano sommersi.

Oggi Pinky ha un lavoro che le permette di vivere da sola con i suoi figli, di cambiare l’auto, di badare a se stessa senza dover dipendere da un uomo.

Per una donna indiana è un grande traguardo. Non è affatto scontato.
L’intervista originale è comparsa all’interno del progetto di Roba da Donne L’amore è un’altra storia – per un linguaggio giornalistico etico e umano sulla violenza di genere.